E’ ben noto ormai a tutti che gli advertising media più diretti per contattare la stragrande maggioranza dei consumatori sono i dispositivi mobili. Media che però vanno utilizzati con molta attenzione per non ingenerare effetti deleteri e controproducenti.

Già, perché i navigatori su smartphone e tablet non amano essere interrotti nella loro navigazione da intrusioni advertising che non hanno richiesto. Infatti, soprattutto nei dispositivi mobili, il rischio di essere importuni viene amplificato, causando il pernicioso effetto boomerang che si può immaginare.

Da qui il proliferare di numerosi filtri anti-advertising che bloccano gli annunci non desiderati. Anche Apple – come altri produttori di software, a breve rilascerà iOs 9 – un nuovo sistema operativo per iPhone e iPad – che permetterà di stoppare forme di advertising non gradito durante la navigazione con Safari.

Attualmente la risposta sembra essere il native advertising che, grazie all’approccio giornalistico che lo caratterizza, può riuscire a non essere palesemente invasivo o poco originale.

Bisogna dunque privilegiare schemi in cui sono i navigatori a cliccare sulla pubblicità, proponendo formati adattati ai contenuti di attualità, per esempio su Facebook o Twitter: si riesce così a non essere aggressivi ed invasivi, ma a farsi tollerare(prima di tutto), accettare e infine a farsi vedere/leggere.

Il native advertising quindi si profila come una soluzione di comunicazione più performante e meno invasiva dei banner advertising e di tutti i formati aggressivi, perché meglio integrata e, per così dire, mimetizzata nei contenuti in termini di forma e contesto in cui compare. Come dire: pubblicità sì, ma discreta e opportuna.

In questo scenario advertising piuttosto insidioso, c’è un altro strumento che – a prescindere dal dispositivo – sembra riuscire ad abbattere o comunque diluire l’avversione dei navigatori: il video.

Secondo uno studio di Starcom Media Vest e ZenithOptimedia, infatti, la sua efficacia ed il suo grado di accettazione da parte degli utenti è elevata e si avvicina a quella della tv tradizionale. Ciò conferma che i formati che presuppongono una scelta “attiva” da parte degli utenti, sono i più efficaci in termini di induzione all’acquisto.

 

Considerando le problematiche dell’advertising su mobile, nel contesto attuale si profilano allora interessanti opportunità per i media classici(tv, carta stampata, radio e affissioni): potranno recuperare parte del loro ruolo perduto?

Una cosa è certa: i consumatori vogliono avere un ruolo sempre più attivo e non vogliono sentirsi condizionati(almeno in apparenza) nelle loro scelte in materia di acquisti. Il percorso di ripensare la comunicazione advertising è ancora tutto da percorrere.

 

Advertising? Sempre più native e video. Ultima modifica: 2015-07-28T11:25:41+01:00 da Daniela Graziani