L’Intelligenza Artificiale, meglio nota con l’acronimo AI, è una delle grandi rivoluzioni degli ultimi anni: uno strumento efficace di studio e confutazione per le aziende, in ogni settore, al fine di scoprire e conoscere le abitudini dei clienti, al fine di offrire personalizzazione e fidelizzazione. La priorità, insomma, oggi, per chi fa marketing, commercio, azienda, è conoscere il cliente. Il resto è una conseguenza. Per un’azienda come quella del gioco d’azzardo, per esempio, l’intelligenza artificiale è un mezzo utile, forse sempre più fondamentale per crescere e migliorare offerta e rapporto col cliente.

“La conoscenza approfondita delle esigenze del cliente svolge un ruolo cruciale per poter generare un’offerta dedicata per ciascun giocatore o segmento di giocatori, i quali sono accomunati da abitudini e preferenze simili. Al giorno d’oggi, gli utenti delle piattaforme di gioco online scelgono sempre più frequentemente online e mobile, fornendo all’operatore di gioco, diversamente da quanto accade nel segmento terrestre, importanti e dettagliate informazioni su sé stessi e ciò che maggiormente suscita il loro interesse a livello di gameplay”, commenta Massimiliano Riverso, analista di Gaming Insider. “Inoltre, – aggiunge Riverso – l’IA è già una realtà in quanto permette a diversi operatori di gioco, e non solo, di programmare e sviluppare campagne di marketing personalizzate e automatizzate, che aumentano il grado di efficacia e il ROI”.

Ma praticamente come lavora l’IA nel gambling? 

L’esempio viene ancora una volta dal mondo del gioco: in Regno Unito, dipendenti ed ex dipendenti hanno spiegato praticamente il modo in cui vengono esaminate le abitudini delle persone, e le strategie poi utilizzate, grazie all’IA: ogni click effettuato, in pratica, ha un suo indirizzo. Viene cioè rivolto all’ottimizzazione dei profitti per migliorare l’esperienza dell’utente. La precisione nell’elaborazione dei risultati è altamente attendibile, ovviamente. Ovviamente questo meccanismo in qualche modo, in maniera sofisticata, “filtra” il tutto in direzione del cliente, individuandone anche le particolarità. Nel caso dell’azzardo, per esempio, individua l’utente più suscettibile e quindi più propenso allo sviluppo di dipendenze. I click, la visualizzazione delle pagine e le transazioni di ogni giocatore vengono scientificamente vagliati di modo che gli annunci con la più alta probabilità di essere seguiti, vengano inviati con Google, Facebook e altre piattaforme. 

Pregi e limiti dell’Intelligenza Artificiale: il modello gambling e il caso Facebook

Il caso Facebook e i bug dell’IA

Non mancano nemmeno con l’IA, in genere, i problemi: ne è un esempio lo scandalo Facebook. Si tratta di un caso in cui l’azienda, in questo caso Facebook, passa i dati da persone a terzi. Purtroppo, non esiste ancora una legislazione regolamentata che si occupi di raccolta, conservazione e utilizzo dei dati, proprio perché la tecnologia oggi è molto più avanti delle leggi: il mondo dell’innovazione, in una sola parola, è quanto di più lontano ci sia dal mondo reale. E il bello è che non esistono garanzie né norme, né alcuna supervisione sui dati: gli inserzionisti, per dire, possono creare mailing-list con centinaia di contatti indisturbatamente.

Gli unici riferimenti legali sono la legge sulla protezione dei dati del 1998 e il regolamento europeo sulla protezione dei dati, che impongono ad ogni organizzazione di informare le persone sull’utilizzo dei propri dati. Altrove esistono sistemi di geolocalizzazione per i clienti, al fine di procedere alla loro identificazione. Ma sembra essere ancora troppo poco per evitare casi Facebook II. Ci vorrebbe qualcosa che vada al di là della stessa AI: che cioè si ingegni di intelligenza anche il mondo reale, quello degli uomini, sempre più distante dai bisogni che richiedono pur sempre le nuove sfide di oggi e quelle del futuro. 

L’articolo ti ha incuriosito? Eccone altri per te!

Pregi e limiti dell’Intelligenza Artificiale: il modello gambling e il caso Facebook. Ultima modifica: 2019-12-28T14:00:52+01:00 da Francesca Wurzburger